Pietre di una Esposizione

È un progetto di ricerca che indaga i suoni e i silenzi possibili/impossibili delle opere di Pinuccio Sciola, in costante dialogo con la musica del presente. Come tradurre in un altro suono le opere del Maestro Sardo?

A questa domanda hanno cercato di rispondere alcuni dei più rappresentativi compositori viventi italiani e stranieri, a cui ho commissionato la scrittura di un brano. Alcune composizioni sono ispirate al pensiero, alle forme e alle suggestioni delle opere di Pinuccio Sciola, mentre altre sono direttamente ispirate ai suoni delle sue pietre con o senza l’ausilio di queste.

In Sciola Suite del compositore Paolo Ugoletti (Brescia,1956) vengono riuniti sei brani in un unico componimento organizzato, ognuno dei quali richiama un lavoro scultoreo.

< La musicalità delle opere di Sciola è rintracciabile ancora prima che la pietra muta canti nelle forme estremamente ritmiche e scandite che la caratterizzano > scrive Ugoletti che, nel traslare in musica l’intuizione dello Scultore, utilizza forme molto semplici scandite da ripetizioni o variazioni, stesure ad ampio campo o giustapposizione di episodi contrastanti, figure musicali molto dichiarate fatte di accordi, note ribattute, arpeggi, melodie con accompagnamento, armonie di immediata ricezione, gesti strumentali sempre evidenti come le direzioni verso l’alto e l’acuto o verso il basso e il grave. Ugoletti quindi omaggia Sciola attraverso la trasposizione sonora di aspetti materici come la rugosità, la porosità, la lucentezza o l’opacità, la sfaldatura e le sbavature del metallo.

Molti passaggi sono direttamente ispirati alla gestualità di Sciola nelle sue azioni di “accarezzamento” delle sculture con le mani, l’archetto di violoncello, o delicatamente con altre pietre-plettri.
Lo stesso tipo di approccio è presente nel mia suite da cui il titolo dell’intero progetto, ma con esiti diversissimi. Il richiamo all’origine è stato lo spunto per la scrittura di quattro composizioni che rappresentano i quattro elementi naturali – Terra, Acqua, Aria, Fuoco – alla base della cosmogonia. Due dei pezzi che compongono Pietre di una Esposizione sono nati dalla ripetizione gestuale di Sciola mentre suona le sue opere.

In Acqua viene riproposta l’azione stessa dell’accarezzamento – dall’alto verso il basso – della superficie delle cosiddette Tastiere (opere in calcare del periodo 2012-2014) riportata qui nella cordiera del pianoforte – zona medio/ acuta – con l’ausilio di un brandello di camera d’aria di bicicletta, che permette la sollecitazione delle corde per sfregamento, con il risultato di avere una vasta gamma di armonici in linea con i suoni ottenuti dalle sculture in calcare.

In Fuoco viene ricreato lo stesso principio ma sul registro basso e imitando la gestualità di Sciola e l’utilizzo di un plettro di pietra con i Monoliti in basalto, attraverso lo sfregamento delle corde con un semplice bicchiere da cucinai vetro.

Terra è un richiamo al legame privilegiato che Sciola aveva con la sua terra d’origine e la sua comunità – esemplificato dalla produzione delle Terrecotte – ma anche un rimando al profondo senso di attaccamento che aveva con l’essenza della superficie stessa su cui amava camminare scalzo.

Aria omaggia le ultime sue sperimentazioni sul granito sapientemente lavorato che rivela grazie alla luce radente dettagli invisibili. Esiste una versione b dello stesso lavoro per pianoforte, live electronics e video installazione in collaborazione con il compositore acusmatico Paolo Pastorino (Sassari,1983).

Ogni Suono è compiuto di Luigi Esposito (Roma,1962), suite per pianoforte e pietre sonore – evocata dall’arpa in calcare e dal monolite in basalto di Pinuccio Sciola – è l’unico lavoro che utilizza in forma cameristica l’interazione tra pianoforte e Pietre Sonore. La caratteristica di questo lavoro comune alla maggior parte dei lavori di Esposito è l’utilizzo all’interno della partitura della notazione pittografica.

Del francese Philippe Festou (Toulon,1970) il breve ma intenso pezzo dal titolo Athénaïs, così descritto dall’autore:

<Un tremore ostinato da cui i suoni cercano di sfuggire, è un po’ come la vibrazione di una pietra che lascia diffondere onde invisibili. Questi momenti sono davvero organici nella partitura dedicata a Claudio Sanna pensata come una risonanza con le sculture musicali di Pinuccio Sciola>.

La Sonata “Ascoltando la pietra” di Giovanna Dongu (Sassari,1974) viene invece cosi descritta dalla compositrice < La Sonata è ispirata alla voce sonora rinchiusa nella pietra, si vuole liberare la sua identità sonora, nascosta per tanto tempo ma mai cancellata! La forma “sonata” viene qui rivisitata con una cura particolare alla posizione degli elementi e dei gesti sonori, che tendono ad autogenerarsi. Il percorso degli elementi tende al moto ascendente, il primo tema nasce nel registro grave, ha andamento cromatico e carattere ritmato con accenti in continua intensificazione e distensione, dopo la sua presentazione il tema è sviluppato immediatamente fino a raggiungere l’ apice della tensione attraverso un gioco ritmico di cluster sui due registri estremi della tastiera. Tutto cambia improvvisamente con un secondo tempo calmo e di carattere polifonico-accordale, dopo il suo sviluppo i due temi vengono elaborati e sovrapposti… Riprende e prevale la vivacità ritmica iniziale in intensificazione fino alla fine>

* Nato per la quinta edizione del Festival Sant’Arte – Il nostro tempo non ha tempo – a cura della Fondazione Pinuccio Sciola, la prima assoluta di questo lavoro ha avuto luogo la sera del 28 maggio 2022 con un concerto all’interno del Giardino Sonoro a San Sperate, museo a cielo aperto dello scultore. Sono state eseguite in prima esecuzione le opere di Luigi Esposito, Philippe Festou, Carlo Pedini, Paolo Ugoletti.

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